L’ Io – progetto in balia degli eventi

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L’uomo è l’insieme delle sue esperienze. L’uomo è colui che decide il proprio destino in modo autonomo e libero. Fondamentalmente le affermazioni sono giuste e concordano con la tesi dell’ Io – progetto degli esistenzialisti (Sartre), l’idea che ognuno nel mondo possa costruirsi giorno per giorno, decisione su decisione. Ciò farebbe della civiltà un insieme di individui unici, irripetibili che esercitano la loro libertà quotidianamente ma la realtà è ben diversa, la libertà di cui oggi le potenze democratiche si vantano è molto limitata.

Anche se ci appare difficile crederlo l’esercizio della piena autonomia è una favola, una storiella raccontata ai bambini. Il progetto della nostra vita viene continuamente ostacolato in modi più o meno diretti; i media, la politica, il sistema capitalistico l’intero sistema è a tutti gli effetti già pilotato. Come quindi far coincidere la tesi della costruzione personale se questa non è pienamente libera? E quanto possono essere influenti gli eventi (del tutto accidentali)?

L’omologazione  generale non è certo uno scoop, il tema è oggetto di molteplici riflessioni sia filosofiche che letterarie, Pasolini già da tempo aveva previsto l’indegna repressione che i media avrebbero attuato. L’individuo del ventesimo secolo non è più molto individuo, anzi è pienamente identificato nella massa, il cosiddetto Io – progetto si è trasformato in un’unica grande piantina di villette a schiera, così perfette e così uguali. Questa è una condizione contro la quale è ormai inutile combattere, il monopolio è presente e del tutto inesorabile che piaccia o meno, tutti sono soggetti (chi più chi meno) alla dittatura televisiva . Il dilemma che mi pongo è invece di diversa natura, quanto sono importanti quegli eventi che in modo del tutto casuale si scontrano con l’esistenza,se un incidente può davvero stravolgere la natura di una persona, se davvero la vita può essere sconvolta da un caso del tutto indipendente dalla propria volontà o semplicemente dovuto alla volontà di altri.

Quelle circostanze così rilevanti in grado di trasformare carattere e personalità del soggetto, come una bomba che distrugge il progetto, il tuo progetto che per anni avevi faticosamente costruito mattoncino dopo mattoncino finestra dopo finestra, nella sua perfetta essenza. In questo modo si riduce l’intera esistenza ad un singolo avvenimento, ad un incidente involontario, l’uomo non è più quindi l’insieme delle sue esperienza ma più il risultato del prevalere di una situazione su un’altra.

Ecco che la libertà scompare, si dissolve come il polline in primavera, è tutt’ intorno… la senti, ne parlano, ne scrivono, ne cantano, la difendono ma in effetti non è mai tua; non si è liberi fin quando non vi è rispetto per il prossimo, non si è liberi fin quando vi è paura del prossimo. 

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L’Aut aut in tempo di crisi

Eccomi qui dopo mesi di impenetrabile silenzio ho voglia di scrivere. È strano come a volte le parole non arrivino mai… un foglio bianco e candido è la cosa più brutta.

 

Lo spunto per una ragionevole riflessione è arrivato solo pochi giorni fa, per una serie di fortunatissimi eventi e del tutto accidentali sembra che una nuova strada mi sia stata aperta. Un nuovo futuro del tutto insperato data l’impossibilità dell’impresa sembra ora possibile. La scelta che mi si pone davanti è di non facile risoluzione, a parte i due corsi di studio (completamente diversi) mi si pone un dilemma che va ben più oltre. Da un lato la prospettiva di un lavoro sicuro e ben pagato, dall’altro l’inseguimento di un sogno che ha ben poche speranze di essere realizzato. Un Aut aut che non lascia spazio a mezze misure, nessuna sfumatura di colore solo tinte nette e chiare.

In tempo di crisi sembra del tutto incosciente credere nel lavoro dei propri sogni, i laureati disoccupati sono ormai all’ordine del giorno anche le raccomandazioni non sono più sufficienti; cosa fare allora? Persistere nei propri ideali o cadere nella nuda a cruda realtà capitalistica?

Oggi bisogna vendersi l’anima, i personaggi dei libri che lottavano per le proprie idee sono del tutto irreali in questo contesto, vivono lì tra le pagine dei classici più belli. Forse non è colpa neanche della società, si è evoluta secondo la logica del denaro, secondo l’avidità umana, niente ha più uno scopo diverso dal semplice appagamento personale.

Soldi o felicità? Ormai è quasi impossibile averli entrambi…soprattutto il primo. Con le assunzioni bloccate i licenziamenti dai privati e i tirocinanti sfruttati l’ottimismo per il futuro è del tutto spento; l’Italia sta tornando ad essere un paese di emigranti, che cacciano a loro volta gli immigrati.  Un mondo molto poco ospitale ci attende usciti di casa, una realtà che ingenuamente non avevo ancora visto; della crisi si parla, si scrive addirittura si canta ma a parte gli ovvi problemi economici questa implica una serie di problemi di ben più rilevante portata.

Chi sceglie oggi il proprio futuro non ha più libera scelta, ci si illude di possedere possibilità ma ormai il corso di studi viene finalizzato ad un lavoro remunerante ed assicurato, si ritorna così all’antico regime: i figli sostengono le attività dei padri e il nepotismo dilaga in modo a dir poco disperato. Sembra un dipinto molto pessimista ma purtroppo è una realtà che tende ad assumere tinte sempre più scure, la prospettiva del posto fisso è ben più promettente dei propri principi, dei propri sogni. Ora sembra che i soldi facciano la felicità o comunque ci vadano molto vicino, il lusso di poter perseguire le proprie attitudini è di una ristretta minoranza, è di chi non ha paura per il domani. La mia scelta sarà guidata non dalle libere aspirazioni  ma dalla paura, dalla paura della povertà , dalla paura di non poter avere una casa, di non poter conquistare un’indipendenza economica, di investire tempo e denaro in un corso di studi che poi non porterà nient’altro se non il piacere di apprendere.