Etty Hillesum

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Le frasi che più mi hanno colpita…profonde e sincere

Ascoltarsi dentro. Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che s’innalza dentro.

Bisogna anche accettare i momenti “non creativi”; più li si accetta onestamente, più essi passano in fretta. Si deve avere il coraggio di fermarsi, di essere talvolta vuoti e scoraggiati.

Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative.

Bisogna essere sempre più parchi di parole insignificanti per trovare quelle parole di cui si ha bisogno. Il silenzio deve alimentare nuove possibilità di espressione.

Bisogna rinunciare a tutto per poter fare in un giorno le migliaia di piccole cose che vanno fatte per gli altri, senza smarrirsi.

Credo che ogni “peccato” contro l’amore per gli altri si vendichi, nella persona stessa come nel mondo circostante.

Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori.

Devo avere il coraggio di vivere la vita con la “carica di significato” che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale.

Di tanto in tanto ci gettiamo vicendevolmente dei frammenti su noi stessi, ma non credo che ci capiamo.

Dio non è responsabile verso di noi, siamo noi a esserlo verso di lui.

Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente riccae abbondante, anche nei suoi più profondi dolori.

Dovrò ancora imparare questa lezione e sarà la lezione più difficile, mio Dio: prendere su di me il dolore che m’imponi tu e non quello che mi sono scelta io.

E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio. (11 luglio 1942, p. 163)

E se vogliamo perdonare agli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti […] Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare.

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente.

Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati – non potrebbe essere questa l’idea?
Il processo di reciproco avvicinamento è parallelo a quello della reciproca liberazione.

Io so, ora, che vita e morte sono significativamente legate fra loro.

L’età dell’anima è diversa da quella registrata all’anagrafe. Credo che l’anima abbia una determinata età fin dalla nascita, e che questa età non cambi più.

L’unica sicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti che zampillano nel profondo di te stessa.

L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i movimenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.

La vera spoliazione ce la infliggiamo noi.

La vita si svolge interiormente e lo scenario esteriore ha sempre meno importanza.

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Analfabeti affettivi

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Oggi l’istruzione possiamo reputarla un bene comune, la scuola è obbligatoria sino ai primi anni dell’adolescenza e quasi tutti riescono a raggiungere almeno il diploma di scuola superiore. Ciò che ora ci riesce difficile comprendere sono gli affetti, ebbene si siamo degli analfabeti affettivi, la lingua dell’amore non è più alla nostra portata, non più di quanto lo sia l’inglese per la maggior parte di noi. Questa definizione dell’umanità mi è stata riportata oggi in relazione ad una scrittrice ebrea una certa Etty Hillesum, che scrisse un diario durante la persecuzione nazista; è ovvio che questa affermazione viene argomentata da lei in un periodo storico dove la crudeltà era all’ordine del giorno ma è quanto mai attuale. Non siamo stati educati al sentimento,l’educazione all’affettività che ci propinano a scuola non ha niente a che vedere con l’amore, è solo sesso ed in effetti con quello la nostra generazione ha molta dimestichezza. I sentimenti sono al di fuori della nostra portata, come la fisica quantistica , per la maggior parte della popolazione di questo secolo le emozioni, l’amore sono solo soggetti di film e canzoni. Non si è più abituati a leggere ciò che ci accade dentro, non sappiamo definire le sensazioni che invadono la mente ed il cuore, non sappiamo dare un nome alle mille sfumature di cui i sentimenti si colorano, siamo grigi e ignoranti. Un’ educazione alla sensibilità è d’obbligo in questi tempi di aperta e pubblica superficialità, pare che più si è immorali e crudeli più si è forti e famosi, non vi è spazio per animi profondi nell’era digitale si dà spazio all’apparenza. L’umanità pare arida dinnanzi a qualsiasi tipo di emozione sia essa tristezza o allegria, è stanca di ricercare, è stanca di interpretare i piccoli momenti, siamo avvolti da una pallida apatia da cui fatichiamo ad uscire; le piccole gioie di cui un tempo ci nutrivamo ora sono come passate di moda, la vita non è più chic. Analfabeti affettivi vuol dire analfabeti di vita, di amore, l’ignoranza del tipo peggiore è quella ti lascia infelice ed insoddisfatto, quella che non arricchisce l’anima; la vera cultura è quella che impari vivendo, i libri sono maestri ma il tempo lo è ancor di più, nessuno può insegnarci ad amare, ad essere felici.

Purtroppo il progresso ha spazzato via ciò che di buono aveva il passato: semplicità, genuinità, calore, sincerità e un pizzico di morale e dignità in più.