La Dinastia

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Ho iniziato questo libro per motivi scolastici e devo ammettere di aver impiegato davvero troppo tempo per finirlo ma non perché sia pesante, più che altro per mancanza di tempo. Appena ho assaporato i primi giorni di vacanza mi sono subito tuffata tra le pagine di questo libro che oltre ad essere avvincente è sicuramente un buon ripasso di storia, narra le vicende e gli intrighi della famosa dinastia Giulio -Claudia che ha regnato su roma per quasi un secolo. é ovvio che vi sia una buona dose di fantasia e che non tutto il romanzo sia effettivamente legato a reali eventi storici, ma è una fotografia abbastanza oggettiva della Roma del tempo.

Gli italiani purtroppo ignorano gran parte della storia  che li ha resi grandi, la Penisola è ricca di imprese importanti ed eroiche, ricca di opere artistiche e non ne comprendono il reale significato. Frediani segue fedelmente i documenti e le opere storiografiche del tempo come gli Annales di Tacito, una cronaca degli eventi che contraddistinsero il governo  dei 5 imperatori che si avvicendarono. La classe  politica incarna la degenerazione di costumi che avvolse l’impero post-repubblicano: matricidio, incesti, corruzione e perversione di ogni genere infestavano la città.

é impossibile non paragonare la situazione attuale con il passato principato e ne cogliamo ironicamente analogie e differenze, sebbene sotto un governo democratico l’Italia non può certo dirsi libera e i suoi capi non sono certo degli integerrimi moralisti. Certo non abbiamo un Nerone che incendia le città ma anche gli italiani hanno finanziato con le loro tasse i banchetti e le “meretrici” di un principe industriale chiamato cavaliere.

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Etty Hillesum

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Le frasi che più mi hanno colpita…profonde e sincere

Ascoltarsi dentro. Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che s’innalza dentro.

Bisogna anche accettare i momenti “non creativi”; più li si accetta onestamente, più essi passano in fretta. Si deve avere il coraggio di fermarsi, di essere talvolta vuoti e scoraggiati.

Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative.

Bisogna essere sempre più parchi di parole insignificanti per trovare quelle parole di cui si ha bisogno. Il silenzio deve alimentare nuove possibilità di espressione.

Bisogna rinunciare a tutto per poter fare in un giorno le migliaia di piccole cose che vanno fatte per gli altri, senza smarrirsi.

Credo che ogni “peccato” contro l’amore per gli altri si vendichi, nella persona stessa come nel mondo circostante.

Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori.

Devo avere il coraggio di vivere la vita con la “carica di significato” che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale.

Di tanto in tanto ci gettiamo vicendevolmente dei frammenti su noi stessi, ma non credo che ci capiamo.

Dio non è responsabile verso di noi, siamo noi a esserlo verso di lui.

Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente riccae abbondante, anche nei suoi più profondi dolori.

Dovrò ancora imparare questa lezione e sarà la lezione più difficile, mio Dio: prendere su di me il dolore che m’imponi tu e non quello che mi sono scelta io.

E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio. (11 luglio 1942, p. 163)

E se vogliamo perdonare agli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti […] Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare.

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente.

Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati – non potrebbe essere questa l’idea?
Il processo di reciproco avvicinamento è parallelo a quello della reciproca liberazione.

Io so, ora, che vita e morte sono significativamente legate fra loro.

L’età dell’anima è diversa da quella registrata all’anagrafe. Credo che l’anima abbia una determinata età fin dalla nascita, e che questa età non cambi più.

L’unica sicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti che zampillano nel profondo di te stessa.

L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i movimenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.

La vera spoliazione ce la infliggiamo noi.

La vita si svolge interiormente e lo scenario esteriore ha sempre meno importanza.