Mancanza di idee

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Questa settimana ho disertato il mio solito appuntamento con la pagina bianca, nessuna idea, nessuno spunto, nessun fugace pensiero. Eppure di solito di pensieri ne ho parecchi.

Ho quindi deciso di affrontare la paura del foglio bianco e buttarmi così a ruota libera senza un reale filo da seguire, una strana libertà devo dire, mai sperimentata  un flusso di coscienza mi attraversa la mente in modo confuso e sconnesso. L’unica cosa che veramente mi deprime è la noia, la cessazione di qualunque idea nella mia testa, nulla. Il caro ben noto Schopenhauer giudicava la noia peggiore del dolore ed in effetti concordo, nulla può essere più sfibrante della noia e dell’assenza di pensieri . L’uomo è nato per elaborare per essere in continua attività e quest’ozio mi intorpidisce il cervello, completo scollamento di sinapsi nervose.

Attribuisco gran parte della colpa all’ambiente circostante, la routine uccide la fantasia, una realtà inquadrata e organizzata senza alcun colpo di scena, senza punti di riflessione… Un assaggio del mondo, ecco cosa vorrei veramente, vorrei scrivere di luoghi lontani e mai visti, vorrei scrivere di viaggi pericolosi verso foreste o alte montagne innevate. Il lavoro perfetto sarebbe poter girare il mondo e raccontarlo su fogli di carta, riportare le foto. Ma il sogno è di dura realizzazione e nel frattempo scalerò le vette dell’Himalaya con l’immaginazione, camminerò sulla bianche spiagge dei Caraibi e risalirò il Nilo da casa mia.

Cara vecchia noia cosa non si fa per cacciarti via dalla mente, nel frattempo però mi abbandono al dolce far niente in attesa di nuove storie da raccontare o di riflessioni da commentare

Messaggi subliminali

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Nessuno se ne accorge ma è continuamente bersagliato da messaggi subliminali, nelle pubblicità , nei film, sui giornali, a lavoro e addirittura nei cartoni dell’infanzia. Chi sospetterebbe di tali programmi?

migliaia e migliaia di menti traviate da piccoli messaggi nascosti a cui nessuno fa caso…apocalittico.

A parte le facili battute della polverina bianca di Pollon o dell’origine satanica di Dragon Ball i messaggi subliminali esistono e sono la peggior arma mai scoperta, influire sul pensiero della massa. Il potere dei media è sempre stato riconosciuto ma mai si è prestata attenzione a determinati programmi reputati puliti da qualsiasi tipo di contenuto celato, questo fa tanto 1984 o film apocalittici che prevedono la trasformazione del genere umano in robot programmati dal governo.

Libero pensiero o libera comunicazione sono ormai state abbandonate e la nuova era di comune volontà sta divenendo una concreta realtà… Troppa televisione fa male, troppo internet fa male, troppo mondo fa male… eppure 40 anni fa non si sarebbe mai prospettato un simile futuro, un futuro con cellulari Touch , computer senza tastiera, auto elettriche in largo consumo, Hotel nei fondali marini… tutto ciò era nell’immaginario comune come i robot o le auto volanti, un sogno di piena fantascienza. Il 2000 è l’era della tecnologia che sostituisce l’uomo in tutto, è l’era dei cartoni censurati o studiati, l’era di un comun pensiero controllato.

Generazione 5 minuti

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A volte mi sorprendo di quanto tempo noi riserviamo al mondo e quanto invece ne riserviamo a noi stessi. Oggi si corre, si corre dappertutto, a lavoro , a scuola, al supermercato… non si fa altro che correre per arrivare dove poi non si sa. Questa è la “generazione 5 minuti”, si ha fretta di fare tutto e di farlo bene, attività frenetiche che riempiono le nostre giornate sin dalla giovane eta. Anche i bambini devono districarsi tra mille impegni, tra ciclo ,danza, scuola e doposcuola i ragazzini del ventunesimo secolo rispecchiano in pieno il loro tempo. Tempo per pensare non serve più, ormai non si pensa, altri lo faranno al posto nostro…

é una condizione che fa riflettere, la frenesia di questo tempo, per cosa tutti si apprestando faticosamente a raggiungere, che poi un vero obiettivo non sarà mai raggiunto, al termine della corsa vi sarà sempre un punto di arrivo più bello più luminoso. La vita come continua maratona verso un traguardo che si allontana come la linea dell’orizzonte, che vita sprecata. Ogni tanto fermarsi lungo il tragitto non può fare che bene, anche solo per guardarsi alle spalle e poter esclamare soddisfatti “Eh si ne ho fatta di strada”, se non si raccolgono anche queste piccole gratificazioni che senso ha tanta fatica?

Eh si questa è l’era delle innovazioni e stare al passo con i tempi è d’obbligo, nuove tecnologie, nuove scoperte scientifiche, la vita dell’uomo si allunga esponenzialmente ogni anno di più, e le condizioni di vita tendono (non sempre) a migliorare. Questa è l’era dello spreco, lo spreco di tempo, perché correre come topi in cerca di un “formaggio ” sempre più buono non riuscirà mai a saziare ma solo ad alimentare il senso d’infelicità e d’insoddisfazione che ormai è insito dell’uomo.

Fermarsi e riflettere questo è il miglior modo per andare avanti; non importa con quale impiego di tempo ma fermarsi e cambiare strada se se ne ha voglia. Migliaia di possibilità, migliaia di opzioni si aprono e finalmente la sensazione di momentanea serenità ti avvolge in un piacevole abbraccio.

Vita in attesa

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Avete mai provato il piacere dell’attesa? Contare i giorni le ore in vista di un avvenimento, di un messaggio, di una persona o semplicemente l’adorato riposo. Aspettare qualcosa che crediamo migliori le nostre condizioni è qualcosa di semplicemente unico, immaginiamo ciò che accadrà e speriamo che si presenti nel miglior modo; con il tempo i nostri sogni si caricano di aspettative e si è sempre più convinti che ciò che aspettiamo sia fantastico. In realtà poi spesso le aspettative non sono superate, l’immaginazione è molto più bella della realtà , con la fantasia possiamo creare un mondo perfetto dove tutto è piacevole e roseo. L’attesa è quindi notevolmente migliore rispetto al reale evento di qualunque sia la sua natura, questo concetto (abbastanza pessimistico) sulla vita è stato trattato da artisti e filosofi adeguatamente; un esempio ne è Leopardi nel Sabato del villaggio dove tutti gli abitanti godono nell’attesa della domenica che in realtà non dà alcuna vera gioia. La vita è come un lunghissimo sabato, il che potrebbe essere abbastanza deprimente, trascorriamo la maggior parte del tempo attendendo il miglioramento o che particolari situazioni si risolvano, ma in quest’attesa le speranze riempiono il cuore e la fantasia viaggia rendendo tutto più dolce. Nemmeno ci si rende conto di essere continuamente proiettati verso un futuro migliore, la preoccupazione dell’avvenire non permette di cogliere a pieno il presente o di godere di piccoli momenti là dove si presentano; non vi diamo importanza perché non hanno poi questa grande attrattiva se paragonati alle nostre speranze. L’uomo vive nel mondo dei sogni o meglio nel mondo del domani, ma l’attesa della “domenica” rende tutto più sopportabile, un salvifico atteggiamento positivista aiuta nei momenti più sfortunati in quanto si spera in un prossimo miglioramento…

Una vita in attesa, non so se cogliere gli aspetti positivi di questa riflessione o se guardare la vita come un unico susseguirsi di speranze inattese e mai del tutto soddisfatte.

L’atteggiamento ottimista è sicuramente il più saggio da adottare sperando in un futuro migliore.

Emancipazione in corso

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L’emancipazione femminile è ancora in corso o meglio credo che almeno nei paesi provinciali sia ferma al 1900, il resto del secolo l’hanno trascorso a fare a maglia. Pensare che ancora oggi ci sono uomini che credono le donne inferiori è inconcepibile, siamo figlie di una mentalità gretta e retrograda; chi sostiene che ormai vi è parità dei diritti sbaglia. Un esempio lo sono le stesse donne che si credono emancipate, l’uso del corpo per fare carriera (anche in politica) non è emancipazione, il nome corretto è prostituzione ad alti livelli. La donna ,almeno in Italia, non ha mai raggiunto i diritti per i quali si batteva, forse dal punto di vista teorico ma non di certo pratico. Vi sono uomini che ancora sostengono la figura di angelo del focolare attaccata ai fornelli e alle vesti dei figli come se fossimo nate per cucinare e procreare; siamo un utero con una pentola tra le mani, nulla di più. Tutto ciò è davvero deprimente, soprattutto per quelle che lottano con la testa e non con le gambe, in quello sono tutte brave. In questo futuro nulla è cambiato nella mentalità, vi sono diversi vestiti, diverse auto, tecnologie sempre più all’avanguardia ma una ragazza madre sarà sempre giudicata una sgualdrina , una donna violentata probabilmente “se l’è cercata” “indossava vestiti troppo corti”. Ebbene l’emancipazione femminile è ancora in corso, basta pensare alla violenza sulle donne in ambito familiare oppure alle violenze psicologiche; le donne in carriera sono ancora criticate e giudicate poco dignitose per non parlare delle molestie sul lavoro.

So che il tema può sembrare banale ma attualissimo purtroppo.

Etty Hillesum

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Le frasi che più mi hanno colpita…profonde e sincere

Ascoltarsi dentro. Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che s’innalza dentro.

Bisogna anche accettare i momenti “non creativi”; più li si accetta onestamente, più essi passano in fretta. Si deve avere il coraggio di fermarsi, di essere talvolta vuoti e scoraggiati.

Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative.

Bisogna essere sempre più parchi di parole insignificanti per trovare quelle parole di cui si ha bisogno. Il silenzio deve alimentare nuove possibilità di espressione.

Bisogna rinunciare a tutto per poter fare in un giorno le migliaia di piccole cose che vanno fatte per gli altri, senza smarrirsi.

Credo che ogni “peccato” contro l’amore per gli altri si vendichi, nella persona stessa come nel mondo circostante.

Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori.

Devo avere il coraggio di vivere la vita con la “carica di significato” che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale.

Di tanto in tanto ci gettiamo vicendevolmente dei frammenti su noi stessi, ma non credo che ci capiamo.

Dio non è responsabile verso di noi, siamo noi a esserlo verso di lui.

Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente riccae abbondante, anche nei suoi più profondi dolori.

Dovrò ancora imparare questa lezione e sarà la lezione più difficile, mio Dio: prendere su di me il dolore che m’imponi tu e non quello che mi sono scelta io.

E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio. (11 luglio 1942, p. 163)

E se vogliamo perdonare agli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti […] Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare.

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente.

Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati – non potrebbe essere questa l’idea?
Il processo di reciproco avvicinamento è parallelo a quello della reciproca liberazione.

Io so, ora, che vita e morte sono significativamente legate fra loro.

L’età dell’anima è diversa da quella registrata all’anagrafe. Credo che l’anima abbia una determinata età fin dalla nascita, e che questa età non cambi più.

L’unica sicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti che zampillano nel profondo di te stessa.

L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i movimenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.

La vera spoliazione ce la infliggiamo noi.

La vita si svolge interiormente e lo scenario esteriore ha sempre meno importanza.

Analfabeti affettivi

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Oggi l’istruzione possiamo reputarla un bene comune, la scuola è obbligatoria sino ai primi anni dell’adolescenza e quasi tutti riescono a raggiungere almeno il diploma di scuola superiore. Ciò che ora ci riesce difficile comprendere sono gli affetti, ebbene si siamo degli analfabeti affettivi, la lingua dell’amore non è più alla nostra portata, non più di quanto lo sia l’inglese per la maggior parte di noi. Questa definizione dell’umanità mi è stata riportata oggi in relazione ad una scrittrice ebrea una certa Etty Hillesum, che scrisse un diario durante la persecuzione nazista; è ovvio che questa affermazione viene argomentata da lei in un periodo storico dove la crudeltà era all’ordine del giorno ma è quanto mai attuale. Non siamo stati educati al sentimento,l’educazione all’affettività che ci propinano a scuola non ha niente a che vedere con l’amore, è solo sesso ed in effetti con quello la nostra generazione ha molta dimestichezza. I sentimenti sono al di fuori della nostra portata, come la fisica quantistica , per la maggior parte della popolazione di questo secolo le emozioni, l’amore sono solo soggetti di film e canzoni. Non si è più abituati a leggere ciò che ci accade dentro, non sappiamo definire le sensazioni che invadono la mente ed il cuore, non sappiamo dare un nome alle mille sfumature di cui i sentimenti si colorano, siamo grigi e ignoranti. Un’ educazione alla sensibilità è d’obbligo in questi tempi di aperta e pubblica superficialità, pare che più si è immorali e crudeli più si è forti e famosi, non vi è spazio per animi profondi nell’era digitale si dà spazio all’apparenza. L’umanità pare arida dinnanzi a qualsiasi tipo di emozione sia essa tristezza o allegria, è stanca di ricercare, è stanca di interpretare i piccoli momenti, siamo avvolti da una pallida apatia da cui fatichiamo ad uscire; le piccole gioie di cui un tempo ci nutrivamo ora sono come passate di moda, la vita non è più chic. Analfabeti affettivi vuol dire analfabeti di vita, di amore, l’ignoranza del tipo peggiore è quella ti lascia infelice ed insoddisfatto, quella che non arricchisce l’anima; la vera cultura è quella che impari vivendo, i libri sono maestri ma il tempo lo è ancor di più, nessuno può insegnarci ad amare, ad essere felici.

Purtroppo il progresso ha spazzato via ciò che di buono aveva il passato: semplicità, genuinità, calore, sincerità e un pizzico di morale e dignità in più.