L’ignoranza di se

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Non ho mai pensato ad una verità piuttosto evidente, nessuno di noi si vedrà mai davvero. Sembra la cosa più normale del mondo eppure è sconcertante, solo gli altri possono vederci davvero. Questa rivelazione è arrivata per caso in una delle tante ore passate sul prato dell’università: la gente ci guarda tutti possono farlo, in metro, sull’ autobus, al bar eppure noi no. Lo specchio in effetti non restituisce l’immagine così com’è, o meglio la restituisce ma non nella sua essenza. Solo l’esterno ha una degna visione d’insieme, o almeno in parte.

Disturba vivere in questa rosea ignoranza, non sapremo mai cosa gli altri pensano realmente della nostra persona, come ci vedono come ci giudicano; anche gli amici più cari non sarebbero in grado di fornirci una completa descrizione di noi stessi. Secondo Pirandello ognuno vede una sola parte della nostra natura, una “maschera” che può essere più o meno vicina alla realtà ma nessuno costruisce la versione integrale, neanche noi. Chi ci sta vicino tende a notare solo alcune parti del nostro carattere e su queste basa le proprie opinioni, identificandosi nell’altro; questa è la base della vita in società: cercare nell’altro un po’ di se stessi. La visione non è quindi mai distaccata. È sempre influenzata da una componente personale, da congetture, da giudizi che non lasciano la possibilità di conoscere l’altro in modo del tutto oggettivo. Quindi nessuno nel mondo può davvero vedersi sarà sempre soggetto a giudizi più o meno vicini alla realtà, lo specchio delle non esiste, niente può mostrarci un dipinto imparziale di noi stessi.

Sebbene questa realtà dovrebbero essere di per se ovvia e del tutto scontata, non si può rimanere impassibili sull’atroce inconsapevolezza che ci circonda. Come Antoine Roquentin (protagonista della Nausea di Sartre) che scopre l’inconsistenza del mondo, così di colpo si può avvertire il vuoto e la “finzione ” che riempie la vita. Ebbene si l’intera esistenza si basa su menzogne, la stessa costruzione di noi stessi è una menzogna, non è reale , non è obiettiva; impostiamo le azioni su presupposti sui quali, analizzati attentamente, non si può essere certi. È come un castello di carte, vola al primo colpo di vento, come un grattacielo sulle sabbie mobili, crolla ; così come le nostre convinzioni ci viene posto l’inesorabilità dell’ovvio.

Cosa fare allora? Cosa fare se guardandosi alla spalle si scorge il vuoto e l’inconsistenza del mondo? Si nega l’evidenza, si nega la logicità della questione, si nega che quel pensiero fugace che quel dubbio apparso per un attimo nella mente sia uno scherzo. Si ride. La nausea colpisce chi destabilizzato dalle proprie certezze avverte la perversa oggettività. Forse la verità sta proprio in questo, nella beata ignoranza, nella consistenza che è vera sino a prova contraria: nell’immagine piacevole che si costruisce giorno dopo giorno sulla nostra pelle come un vestito pesante nei mesi invernali. Forse è piacevole l’ingenuità, è piacevole fidarsi di ciò che ci circonda accettando il dubbio come la parte d’incertezza che rende la vita imprevedibile.

 

L’ Io – progetto in balia degli eventi

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L’uomo è l’insieme delle sue esperienze. L’uomo è colui che decide il proprio destino in modo autonomo e libero. Fondamentalmente le affermazioni sono giuste e concordano con la tesi dell’ Io – progetto degli esistenzialisti (Sartre), l’idea che ognuno nel mondo possa costruirsi giorno per giorno, decisione su decisione. Ciò farebbe della civiltà un insieme di individui unici, irripetibili che esercitano la loro libertà quotidianamente ma la realtà è ben diversa, la libertà di cui oggi le potenze democratiche si vantano è molto limitata.

Anche se ci appare difficile crederlo l’esercizio della piena autonomia è una favola, una storiella raccontata ai bambini. Il progetto della nostra vita viene continuamente ostacolato in modi più o meno diretti; i media, la politica, il sistema capitalistico l’intero sistema è a tutti gli effetti già pilotato. Come quindi far coincidere la tesi della costruzione personale se questa non è pienamente libera? E quanto possono essere influenti gli eventi (del tutto accidentali)?

L’omologazione  generale non è certo uno scoop, il tema è oggetto di molteplici riflessioni sia filosofiche che letterarie, Pasolini già da tempo aveva previsto l’indegna repressione che i media avrebbero attuato. L’individuo del ventesimo secolo non è più molto individuo, anzi è pienamente identificato nella massa, il cosiddetto Io – progetto si è trasformato in un’unica grande piantina di villette a schiera, così perfette e così uguali. Questa è una condizione contro la quale è ormai inutile combattere, il monopolio è presente e del tutto inesorabile che piaccia o meno, tutti sono soggetti (chi più chi meno) alla dittatura televisiva . Il dilemma che mi pongo è invece di diversa natura, quanto sono importanti quegli eventi che in modo del tutto casuale si scontrano con l’esistenza,se un incidente può davvero stravolgere la natura di una persona, se davvero la vita può essere sconvolta da un caso del tutto indipendente dalla propria volontà o semplicemente dovuto alla volontà di altri.

Quelle circostanze così rilevanti in grado di trasformare carattere e personalità del soggetto, come una bomba che distrugge il progetto, il tuo progetto che per anni avevi faticosamente costruito mattoncino dopo mattoncino finestra dopo finestra, nella sua perfetta essenza. In questo modo si riduce l’intera esistenza ad un singolo avvenimento, ad un incidente involontario, l’uomo non è più quindi l’insieme delle sue esperienza ma più il risultato del prevalere di una situazione su un’altra.

Ecco che la libertà scompare, si dissolve come il polline in primavera, è tutt’ intorno… la senti, ne parlano, ne scrivono, ne cantano, la difendono ma in effetti non è mai tua; non si è liberi fin quando non vi è rispetto per il prossimo, non si è liberi fin quando vi è paura del prossimo. 

L’Aut aut in tempo di crisi

Eccomi qui dopo mesi di impenetrabile silenzio ho voglia di scrivere. È strano come a volte le parole non arrivino mai… un foglio bianco e candido è la cosa più brutta.

 

Lo spunto per una ragionevole riflessione è arrivato solo pochi giorni fa, per una serie di fortunatissimi eventi e del tutto accidentali sembra che una nuova strada mi sia stata aperta. Un nuovo futuro del tutto insperato data l’impossibilità dell’impresa sembra ora possibile. La scelta che mi si pone davanti è di non facile risoluzione, a parte i due corsi di studio (completamente diversi) mi si pone un dilemma che va ben più oltre. Da un lato la prospettiva di un lavoro sicuro e ben pagato, dall’altro l’inseguimento di un sogno che ha ben poche speranze di essere realizzato. Un Aut aut che non lascia spazio a mezze misure, nessuna sfumatura di colore solo tinte nette e chiare.

In tempo di crisi sembra del tutto incosciente credere nel lavoro dei propri sogni, i laureati disoccupati sono ormai all’ordine del giorno anche le raccomandazioni non sono più sufficienti; cosa fare allora? Persistere nei propri ideali o cadere nella nuda a cruda realtà capitalistica?

Oggi bisogna vendersi l’anima, i personaggi dei libri che lottavano per le proprie idee sono del tutto irreali in questo contesto, vivono lì tra le pagine dei classici più belli. Forse non è colpa neanche della società, si è evoluta secondo la logica del denaro, secondo l’avidità umana, niente ha più uno scopo diverso dal semplice appagamento personale.

Soldi o felicità? Ormai è quasi impossibile averli entrambi…soprattutto il primo. Con le assunzioni bloccate i licenziamenti dai privati e i tirocinanti sfruttati l’ottimismo per il futuro è del tutto spento; l’Italia sta tornando ad essere un paese di emigranti, che cacciano a loro volta gli immigrati.  Un mondo molto poco ospitale ci attende usciti di casa, una realtà che ingenuamente non avevo ancora visto; della crisi si parla, si scrive addirittura si canta ma a parte gli ovvi problemi economici questa implica una serie di problemi di ben più rilevante portata.

Chi sceglie oggi il proprio futuro non ha più libera scelta, ci si illude di possedere possibilità ma ormai il corso di studi viene finalizzato ad un lavoro remunerante ed assicurato, si ritorna così all’antico regime: i figli sostengono le attività dei padri e il nepotismo dilaga in modo a dir poco disperato. Sembra un dipinto molto pessimista ma purtroppo è una realtà che tende ad assumere tinte sempre più scure, la prospettiva del posto fisso è ben più promettente dei propri principi, dei propri sogni. Ora sembra che i soldi facciano la felicità o comunque ci vadano molto vicino, il lusso di poter perseguire le proprie attitudini è di una ristretta minoranza, è di chi non ha paura per il domani. La mia scelta sarà guidata non dalle libere aspirazioni  ma dalla paura, dalla paura della povertà , dalla paura di non poter avere una casa, di non poter conquistare un’indipendenza economica, di investire tempo e denaro in un corso di studi che poi non porterà nient’altro se non il piacere di apprendere.

 

Tesina di maturità: L’informazione guida il mondo

Il potere dei media

I regimi totalitari hanno dominato il panorama politico europeo dell’ultimo secolo privando l’uomo di ogni tipo di libertà, trasformandolo in un vero e proprio servo del partito. Questo tipo di governo affonda le sue radici nella massa, ovvero la società post-rivoluzione industriale basata sull’ omologazione, sulla nascita del cosiddetto uomo medio. Il leader totalitario è l’uomo che emerge dalla massa, è un uomo dotato di grande carisma che riesce a conquistare la fiducia del popolo e la proprie simpatie, incarnando le aspirazioni e i desideri di un’intera nazione. Fascismo e Nazismo sono nati proprio da queste grandi personalità, si basano su un totale ed incondizionato appoggio della società, appoggio ottenuto sia con la violenza ma in particolar modo con l’utilizzo di una potentissima arma l’informazione; giornali, televisione e radio sono i nuovi mezzi con cui i partiti controllano il “libero” pensiero. Mussolini è consapevole del grande potere esercitato dai mezzi d’informazione, essendo stato a capo di un giornale, per questo motivo diede inizio ad uno strettissimo controllo sulla comunicazione di massa tramite il Minculpop (Ministero per la cultura popolare). La censura  colpì ogni settore, nulla che non fosse approvato dal regime aveva il permesso di essere divulgato; ma la censura non fu il solo potere di cui il Duce si avvalse, una efficacissima propaganda fu promossa in tutta la nazione per mostrare un’Italia nuova e potente sotto il regime fascista. Uno degli strumenti più usati dal regime era l’Istituto Luce, un cinegiornale che esaltava il partito e il suo operato proiettando le grandi imprese avviate dal governo; questo mezzo d’informazione era molto più efficace della semplice parola scritta, in quanto le immagini rendevano notevolmente più incisivo il messaggio e penetravano anche in quella fascia di popolazione non alfabetizzata. Nel regime nazista gli effetti del controllo mediatico furono ancor più devastanti, in quanto questo si adoperò in modo particolare ad attaccare gli ebrei, una minoranza etnica che occupava le classi più alte della società. Radio giornali e qualsiasi mezzo vennero usati per condurre una spietata campagna antisemita, ciò segnò l’inizio della persecuzione che culminò nel 1942 con la soluzione finale e lo sterminio di un intero popolo.

Dopo l’esperienza fascista il governo italiano voleva promuovere la libera informazione e il libero pensiero per allontanare definitivamente il ricordo della dittatura; tale volontà venne decretata nel 21° articolo della costituzione:

 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La Stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure

                                                                                                                    (Art. 21 della Costituzione comma 1 e 2)

 

Nell’articolo è evidente il desiderio di garantire la libertà di stampa e di ogni mezzo d’informazione, quest’ultima precisazione è figlia delle considerazioni dei lungimiranti padri costituenti, i quali avevano previsto il boom che i mass media avrebbero avuto a partire dagli anni ’50. Nell’era fascista la diffusione di questa nuova tecnologia non era completa, fu proprio il partito a promuovere la circolazione delle prime radio, i cui programmi erano monopolizzati dalla Eiar da cui derivò poi la Rai. Il fenomeno della televisione invase a poco a poco le case degli italiani consentendo lo sviluppo della cosiddetta industria culturale, ovvero l’industria che produce non beni materiali ma di carattere culturale, influenzando la mentalità, le abitudini, i gusti di tutta nazione. La sua comparsa vi fu il 5 gennaio 1945 divenendo in breve il principale canale d’informazione, strumento di intrattenimento e, almeno in un primo momento, essa favorì il processo di aggregazione sociale; nacque infatti l’usanza di riunirsi a casa di vicini e parenti per poter condividere l’apparecchio, dal momento che non tutti ne erano in possesso. Ben presto l’espansione della televisione fu totale, ogni famiglia ne possedeva almeno una, ciò diede inizio alla chiusura  dell’individuo nel proprio nucleo familiare, ponendo fine all’aspetto socializzante inizialmente aveva contraddistinto la televisione. Omologazione ,livellamento, standardizzazione queste furono le caratteristiche della società a partire dagli anni ’60 causate dai mass media; la pubblicità, i programmi, i film divennero la nuova Bibbia la quale predicava un nuovo ordine : << L’ideologia edonistica >>.

Fu Pasolini a definire l’ideologia edonistica come “la peggiore delle repressioni umane”, essa non è però la legittimazione del piacere ma un “atteggiamento mentale che “dà senso solo a ciò che piace” e per questo l’uomo  tende ad appropriarsi di tutto ciò che dà piacere.  In uno articolo pubblicato sul Corriere della sera scrive:

 

Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo d’informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere […]. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie appunto la televisione), non solo l’ha scalfita ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…

                                                                           (Sfida ai dirigenti della televisione Corriere della sera  09/12/1972)

 

L’autore è un vero e proprio intellettuale militante,  nei suoi articoli fotografa in  modo assolutamente oggettivo la condizione dell’Italia, il degrado della società, le conseguenze che questa “dittatura tecnologica” ha causato: la perdita dell’identità di classe, l’omologazione in un unico modello culturale, cancellazione del passato e di una memoria collettiva. Descrive una popolazione di “Giovani uomini” e  “Giovani Donne” che trovano identificazione solo nel consumismo dando vita ad una forma di totalitarismo ben più subdola delle semplici tirannie; il modello proposto dalla televisione si appropria dell’anima, insinuandosi nella mente dell’ignaro telespettatore, il quale non riesce a comprendere di essere vittima di un vero e proprio “Brainwashing”. L’imposizione del modello ha generato un comune stato d’insoddisfazione dovuto all’impossibilità di realizzarlo completamente, da ciò scaturiscono frustrazione, ansia e stress le cosiddette malattie dell’uomo moderno. L’istituzione di questo nuovo esempio da seguire ha portato all’abiura dei vecchi modelli comportamentali, un esempio ne sono i sottoproletari, che se inizialmente esaltavano la loro ignoranza come caratteristica distintiva ora la rinnegavano, vergognandosi  delle proprie radici. Allo stesso tempo i piccolo borghesi divennero rozzi e infelici perche impoveriti intellettualmente, così il sottoproletario si è imborghesito mentre il borghese si è sottoproletarizzato. Pasolini colse già nel 1972  quale potere la televisione potesse esercitare sulla massa, non in quanto semplice strumento, ma come “elaboratore di messaggi” che forgia una nuova mentalità, un nuovo stile di vita, una nuova morale; se ogni uomo può essere definito come figlio del suo tempo, l’uomo moderno è sicuramente una creatura della televisione. La televisione come madre ma soprattutto come “Cattiva maestra” venne descritta da Popper nell’ omonimo saggio, dove la paragona ad un <<asilo d’infanzia globale >>; il bambino di nuova generazione ha fatto dei videogiochi il proprio parco e dei canali la nuova scuola .I mezzi d’informazione educano o diseducano, in quanto è impossibile separare i dati dalle teorie, i fatti o gli eventi vengono riportati dai media già interpretati proponendo sempre e solo il loro punto di vista; ciò non permette al cittadino di formare una propria e personale opinione. L’influenza televisiva denunciata da Popper viene invece difesa dai cosiddetti “integrati” , ovvero coloro che reputano questo fenomeno come crescita culturale delle masse, in quanto l’informazione ora è divulgata anche a quelle classi che precedentemente ne erano estromesse; si parla quindi di una sorta di democratizzazione. Tale democratizzazione è però fittizia in quanto nei programmi televisivi si tende ad abbassare il livello culturale, adducendo come giustificazione “perché la gente lo vuole”, ciò ha portato al degrado intellettuale e all’intorpidimento mentale di cui è vittima la società contemporanea. A tale scopo Popper appoggia un maggiore controllo dello stato sui media in quanto “si ha bisogno della libertà per evitare gli abusi, e si ha bisogno dello Stato per evitare gli abusi della libertà.”La società dei consumi ha inspirato anche il mondo dell’arte, in particolare nella Pop art dove è l’oggetto del consumo a divenire soggetto; tale corrente non aveva però la volontà di nobilitare la realtà, ma al contrario di banalizzarla e ridicolizzarla, sottolineando la volgarità della società moderna. Anche l’arte diviene quindi uno strumento di mercato, Andy Warhol rappresenta proprio quel mondo regolato da sterili leggi di mercato, come nell’ opera << Five Coke Bottles>> dove  rappresenta un prodotto la Coca-Cola proprio come in una pubblicità. Arte standardizzata figlia di un’epoca materialistica e consumistica, dove le persone trovano la felicità non nella realtà o nei rapporti umani,  ma nello shopping. La vita diviene una continua ricerca verso ciò che la televisione propina, gusti, ideologie, pensieri, tutto è controllato da un totalitarismo ben più infido di un regime dittatoriale, l’omologazione culturale ha prodotto un insieme di individui infelici e incapaci di formulare un proprio giudizio. È impossibile non constatare che la televisione e in generale i mezzi d’informazione  guidano il mondo, la vita di ogni singolo individuo,ogni grande evento della storia è stato celebrato dal potere mediatico; un esempio ne è stato lo sbarco sulla luna definito :

Un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità

                                                                                                                                                           (Neil Armstrong)

Milioni di persone si sono riunite davanti al piccolo schermo per assaporare quel frammento di storia, quel grande balzo che segnava in quel lontano 1969 una svolta scientifica e tecnologica. Tale immenso potere è stato nell’arco di pochi decenni assunto nelle mani di pochi, che lo sfruttano per fini politici ed economici; la libera e genuina informazione ormai può dirsi scomparsa. In Italia la Rai aveva l’assoluto monopolio sulle trasmissioni radio-televisive, in seguito sono comparse altre reti, altre fonti  non controllate che ora dominano il panorama televisivo; si può infatti definire non più monopolio ma duopolio delle due reti nazionali: Rai e Mediaset. L’Informazione conduce le sorti del mondo, il popolo è ormai completamente soggiogato dai media divenendo l’orribile realtà che Orwell aveva prospettato; l’individuo è inconsapevolmente divenuto vittima della propaganda in quanto questa non viene opportunamente analizzata in modo razionale. La falsa propaganda influenza continuamente l’opinione pubblica ed un cattivo articolo può seriamente indurre a considerazioni sbagliate un’intera nazione. Dietro le pagine di un giornale o il servizio di un Tg c’è un mondo che si fatica a riconoscere, conflitti d’interesse, corruzione favoritismi ,il buon lettore dovrebbe quindi apprendere le notizie con il dovuto senso critico.

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Basti a te stessa

Strana condizione la solitudine…spesso la si reputa infelice, triste deprimente eppure le sue molteplici qualità non vengono mai enumerate. La possibilità di pensare che è fin troppo rara oggigiorno in quanto se ne fa fin troppo a meno, la lucidità, la visione d’insieme. é difficile riuscire a comprendere una situazione se vi si è immersi ma distaccandosi da essa tutto sembrerà più chiaro.

Lo so sembrano frasi senza un senso preciso ma lo hanno, forse suonano come una scusa, questa riflessione sulla solitudine non nasce da una depressione quanto più da una costatazione. Ieri sera una persona, che in effetti non reputavo nemmeno troppo intelligente, mi ha detto “ti invidio cami, tu stai bene da sola, basti a te stessa!”

Ora io non ho mai avuto questa presunzione nè tanto meno questo obiettivo, credo fermamente che l’uomo sia un animale sociale e come tale non rifiuto compagnia. Ora non sono sicura che la stupida oca dalla quale è uscita quell’esclamazione (che secondo la sua mente doveva essere un complimento) si riferisse alla mia vita sociale in generale o solo alla mia vita sentimentale. La mancanza di storie serie nel mio curriculum ha sempre destato non poche domande ma l’assenza di “amore” non è certo dovuto a mio fermo rifiuto all’argomento quanto più ad una scarsa scelta.

Le mia priorità poi non hanno mai considerato a pieno questo aspetto, ho sempre dato maggiore importanza alla scuola alle mie ambizioni cercando sempre e comunque di dare il meglio di me, tralasciando ovviamente tutto il resto. Le mie amiche hanno incoraggiato questo mio lato “aggressivo” nella vita ma ovviamente nei rapporti di coppia non vi è spazio per l’egoismo e l’estremo narcisismo. Avrei potuto spiegare tutto questo all’ochetta che avevo davanti ma mi sono limitata a sorriderle come una cretina, ringraziandola per quel falso complimento, per quella frase che in effetti era più vera di quanto non mi rendessi conto. A volte sono proprio le persone che non ti aspetti a capire aspetti di te, realtà che non comprendi o che non vuoi riconoscere.

Tu basti a te stessa … così isolata dal concetto iniziale questa frase sembra addirittura piacevole. bastare a se stessi non è lo scopo di tutti?… l’indipendenza la certezza di poter sempre contare sulle proprie forze eppure a me suona in maniera assolutamente desolante.

L’indipendenza ma al prezzo di cosa? delle diffidenza di tutti, di chi ti invidia di chi pensa che tu sia troppo sicura o troppo presuntuosa così rimani lì con le 4 amiche fidate, a cui affideresti la vita e il cuore se potessi in attesa di quella persona che ti cambi la vita.

Straniera in casa

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Giudizio. é strabiliante come la gente sia così generosa e prodiga nel pronunciare giudizi su ogni cosa su ogni persona. Nei piccoli centri il passaparola, il pregiudizio ed il pettegolezzo non sono mai passati di moda; veri o falsi che siano nessuno si astiene o si oppone, le voci viaggiano velocemente di bocca in bocca, di mente in mente. Vivendo appunto in un piccolo centro vengo ogni giorno a contatto con questo gazzettino instancabile, tuttavia i “giornalisti” non si preoccupano minimamente di verificare la veridicità di suddetti rumori.

Ancor più interessante è la velocità di propagazione delle notizie, sono tanto più rapide quanto più è triste, orrenda o ridicola… è strano come la gente comune divenga un insopportabile impicciona e come sguazzi nei particolari più macabri o disgustosi. Io come parte di questo piccolo mondo assetato di scoop non mi astengo totalmente al “bla bla…” giornaliero, tuttavia ho sviluppato un sesto senso per le balle o per le vicende gonfiate in maniera a dir poco incredibile. Nulla si riesce a nascondere alle orecchie ben addestrate di quelle bocche larghe, bisogna però ammettere che un fondo di verità in queste voci vi è quasi sempre e spesso gli oggetti di tali verità gonfiate non ne sono affatto dispiaciute.

I pettegolezzi comunque non sono mai così esaltanti e meno che meno indimenticabili, così proprio come i giornali sono buoni per incartare il pesce il giorno dopo, anche i rumores svaniscono nell’aria come mai esistiti sostituiti da nuove e più succulente notizie.

Forse il fascino dei piccoli centri è proprio in questo, tutti si conoscono e nessuno ha il privilegio di poter conservare la propria privacy, altrimenti credo che la noia dilagherebbe in modo inesorabile. Può sembrare frivola una vita spesa a rincorrere voci o elargire giudizi non richiesti ma nessuno all’interno del piccolo mondo sembra accorgersene , come un continente a parte si è più informati sul divorzio e le spese del sindaco che delle ultime riforme del governo. In effetti l’Italia non è mai stata unita, la vedo molto più simile ad un insieme di piccoli centri, ognuno possiede in maniera più o meno evidente un’autonomia, ognuno è caratterizzato da un proprio dialetto un proprio codice comportamentale, delle proprie festività e tradizioni.  Mio malgrado devo ammettere quindi di non essere italiana quanto più terracinese e spesso anche questa definizione non mi calza a pennello, sono estranea anche del paese in cui vivo, una piccola extracomunitaria che cerca in vano di comprendere la cultura del nuovo paese.

é strano ma sono a casa negli alberghi nelle stazioni o negli aeroporti, in quei luoghi dove la gente trascorre pochissimo tempo e dove non si è mai fermi dove non vi è mai lo stesso viso. Come nel film di Tom Hanks Terminal vivrei in un aeroporto, rifiutata dal mio vecchio stato e dal nuovo, in bilico metterei la mia vita in pausa .

Scacco matto… tradimento!

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Il tradimento è una realtà che ho scoperto nell’adolescenza e precisamente all’età di 15 anni. Sino ad allora avevo sempre creduto che il tradimento non fosse tipico della natura umana e che l’adulterio fosse praticato solo nelle Fiction e nei film, quegli intrighi infiniti tra amanti che spesso si ripropongono più volte nel corso della serie come in Beautiful!  Questa mia ignoranza in materia era probabilmente data dall’esempio dei miei genitori, la mia famiglia fortunatamente è nata da un amore stabile e solido, seppur con i suoi alti e bassi è ovvio; forse proprio per questo unico grande modello che mi venne riproposto dalla nascita escludeva qualsiasi altro tipo di rapporto. Crescendo ho scoperto che la natura umana in realtà sta divenendo proprio come la televisione ce la prospetta, segreti e amanti che si nascondono furtivamente e in nome di un nuovo amore sbocciato distruggono intere famiglie (affermando ciò tengo a precisare che non sono contraria al divorzio).

Dopo questa premessa sembrerà ancora più contorto e ipocrita il mio incontro con questa pratica che, appunto, sino ai 15 anni ignoravo completamente . Fu senz’altro la mia ingenuità di ragazzina a farmi capitolare e a dare inizio a quella che divenì dopo tanto una simpatica amicizia.

L’estate portò con se un insieme di piacevoli novità e di amici, gli amici estivi sono i più indimenticabili ma anche i meno durevoli come si scopre al termine di ogni vacanza. in quel fatidico luglio incontrai un ragazzo più grande di 3 anni, forse l’età forse le attenzioni che mi riservava  mi spinsero direttamente tra le sue braccia. Il problema fu che tali braccia erano già impegnate e non con me ovviamente, sarei una bugiarda affermando che ero all’oscuro di tutto ciò, sapevo molto poco ma sapevo. Fu allora che compresi l’esistenza del tradimento, che nelle coppie la fiducia non è sempre ben riposta e che l’infedeltà non getta scandalo ormai da millenni soprattutto tra i giovani del 21° secolo.

Ciò che proprio non riuscivo ancora a comprendere era la sua completa e del tutto candida leggerezza, non un senso di colpa ho mai visto (in quei primi tempi) sfiorarlo minimamente, ciò mi gettava nella più nera frustrazione di bambina infatuata. Eh già nel frattempo non avendo posto fine al “dialogo” continuai a reggere il gioco sperando magari qualcosa mutasse, volevo a tutti i costi essere io la sua ragazza (non intuendo ancora che in quel modo avrei solo preso il posto dell’ignara cornuta). Ora ripensandoci sorrido di questa storia e con ironia ricordo quella situazione ambigua di cui solo io ne percepivo la gravità o forse da amante inesperta, non avevo ben compreso le regole del gioco. Fatto sta che quella sera entrai in quella scacchiera a me sconosciuta, dove il re e la regina non erano intimamente legati ma (almeno il re) liberi di frequentare tutte le pedine presenti.

Agli scacchi non ho mai vinto ma alla fine ho imparato anch’io la parte della regina e della pedina nel tavolo da gioco che ne è la realtà. Scacco matto …tradimento!